I was born in Rome where I live and work. I started drawing female nudes in 1986. In 1993, after attending the Academy of Fine Arts and the Scuola Libera del Nudo, I have dedicated myself to the activity of restorer and in 2002 I also began working as a freelance Casting Director for the film industry. In 2011 I participated in the exhibition Primo Centro, curated by Alessandra Bonomo in the Castello Aldobrandesco of Arcidosso (GR); Nidi di Donna is my first personal exhibition.

For all enquiries into my work email me at: flaminializzani@gmail.com

Follow me

"La lunga e intensa ricerca di Flaminia Lizzani trova il suo punto di partenza nella necessità di indagare un’intimità comune..."

Maria Arcidiacono (ITA)

 La lunga e intensa ricerca di Flaminia Lizzani trova il suo punto di partenza nella necessità di indagare un’intimità comune, una fisicità universale del femminile, non il corpo di una singola donna. Ma questa esplorazione è un filo diretto tra lo sguardo sulla modella e il gesto grafico, in un concentrarsi di energie che attraversano la pratica meditativa, sfiorando una ritualità che conduce all’assenza.

L’artista lascia che sia il segno ad agire, mosso dalla volontà di mostrare la nudità femminile in un silenzioso raccoglimento, nella spudoratezza di cosce spalancate o, ancora, in bizzarri e precari equilibri.

Questo dilagare di forme esili e carnose, con i loro movimenti, colti con l’immediatezza di un obiettivo fotografico, fanno pensare allo svolgersi di una pellicola; sarebbe fin troppo facile far riferimento alla lunga frequentazione – familiare prima, lavorativa poi – del mondo del cinema. Ma nel lavoro di Flaminia Lizzani si va oltre, i suoi disegni misurano uno sconfinato amore per l’essere femminile, in un rapido segno sembra volerne sviscerare le innumerevoli sfaccettature. In ogni posa si può nascondere una fragilità, un lato oscuro, una disinibita spensieratezza, espressioni di vitalità che appartengono a ciascuna donna, delle quali l’autrice si fa docile medium.

Il titolo della mostra, casualmente e curiosamente suggerito da Franco Losvizzero che vedeva le opere per la prima volta, gioca con un cambio di vocale, svelando l’incipit di un lunghissimo racconto cominciato più di trent’anni fa, in dialogo con i disegni e le chine di sua madre. Una fiaba senza tempo che solo superficialmente e con una certa approssimazione può essere ridotta e valutata come un esercizio monotematico. Il carboncino, la modella, migliaia di fogli dai tratti rapidi e continui, inquadrature mai scontate per un’infinita serie di fotogrammi: all’artista non interessa riprodurre fedelmente o accademicamente la geografia anatomica femminile, il suo approccio è amorevole, un moto profondo che, da impulso vivace e caparbio di alcuni lavori, vira verso una personalissima visione che lambisce la spiritualità. Infatti, alla giovanissima Flaminia che, senza volerli emulare, scelse come compagni di viaggio Piero della Francesca, Giorgio Morandi, Egon Schiele, può capitare ora di trovarsi affine a pratiche che compiono un percorso quasi sacro di ricerca interiore, come lo Shodō, l’arte calligrafica dell’estremo oriente. Ma con le sue opere, Flaminia Lizzani sembra volerci soprattutto rammentare la bellezza del corpo femminile, del quale traduce sapientemente la poesia, trasformandolo in simbolo dalle infinite declinazioni, così, anche l’urgenza quotidiana di difenderlo da stereotipi e violenze si va a rinnovare attraverso una restituzione di sguardi: i nostri, ammirati e complici, e quello innocente e appassionato dell’artista.

Maria Arcidiacono